Gaudì era diventato l'archietto prediletto di Eusebi Guell che ne era rimasto impressionato nell'esposizione universale di Parigi del 1900.
I due si rispettavano molto l'un l'altro, condividevano idee religiose e politiche, cosa che permise a Gaudì di esprimere la sua creatività al meglio.
Guell era molto facoltoso e assecondava sempre le idee dell'architetto. Nello stemma che Gaudì disegna per Guell spiccala frase "Ieri pastore, oggi patrizio" a voler sottolineare come partito da umili conizioni l'industriale era riuscito ad accumulare un grande fortuna in America.
Anche quando i costi di Palazzo Guell lievitarono notevolmente il mecenate assecondò Gaudì.

Il risultato finale di Palazzo Guell e una costruzione di grande valore, nonostante fosse partita da premmesse tutt'altro che favorevoli.
La strada davanti al palazzo era decisamente stretta il terreno su cui doveva sorgere il palazzo, di 18x22 m, era decisamente angusto.
Dopo 25 progetti per la facciata Gaudì optò per una versione sobria e rigorosa.
La parte frontale dell'edificio è inserita fra due costruzioni e caratterizzata da angoli retti. L'elemento che spicca di più è la tribuna che sproge leggermente dal 2° piano. Gli aspetti decorativi sono pressochè assenti. Unica eccezione la colonna tra i due portoni che riporta i simboli della Catalogna.
La semplicità della facciata, ricoperta da sole piastre di marmo girgio fa apparire il palazzo più grande di quanto non sia.
In contrasto con questo sono i due cancelli inferiati deco; troppo grandi addirittura per essere messi a fuoco da un osservatore in strada i due archi parabolici sembrano "cadere all'indietro". Al tempo della loro costruzione destarono polemiche e critiche, ma poi di simili ne apparirono in tutta Barcellona e Gaudì così lanciò una nuova moda.
Oltre a questo l'arco a parabola diventò una costante dell'architettura gaudiana che permise all'architetto di liberarsi di archi rampanti e contrafforti, elementi del gotico che a Gaudì non piacevano affatto.
Questi compaiono anche all'interno del palazzo dove Gaudì gioca con i contrasti delle forme. nell'altrio principale tre archi parabolici filtrano la luce che provengono dalle finestre rettangolari. Dall'interno sembrerebbero finestre in stile gotico, cosa che non sono; una sorta di presa in giro dei canoni tradizionali del gotico.
Tornando a esaminare i portali d'entrata del palazzo, sopra di essi spiccano le iniziali del padrone di casa (E e G) incorniciate da una linea sinuosa in pieno stile liberty. Portoni adibiti all'ingresso delle carrozze degli ospiti dove uno scivolo a spirale declina verso le scuderie poste nel sottosuolo.
Riportandoci all'interno ritroviamo lo stile Liberty nei motivi decorativi delle colonne: pilastri fungiformi nel seminterrato e colonne ricavate da una cava nei Pirenei levigati e dette ad "occhio di serprente".
Queste fanno da cornice alla grande sala, sorreggono archi parabolici di varie grandezze e soffitti costituiti spesso da lastre marmoree puntellate anche talvolta da travi in ferro a vista Tutto ciò da’ vita interessanti e complessi corridoi che formano un frammentato sfasamento di livelli senza fluidità spaziale. 127 in tutto.
Perchè così tante?
Gaudì deve giocare con le illusioni ottiche per conferire al palazzo un aspetto monumentale che l'angusto appezzamento non avrebbe altrimenti permesso. Illusione che inizia all'esterno con i grandi portoni e continua all'interno con le 127 colonne che danno l'impressione un imponenete grandezza, soprattutto nel salone principale del primo piano, alto 3 (l'edifico è di 6 piani). Il soffitto e a volta con piccole fessure che simulano un cielo stellato.
Una grandiosa illusione visto che la superficie di base del salone non super i 9 mq, ma necessaria visto che era la sola destinata ai grandi eventi mondani.
Per Eusebi, appassionato di Musica, Gaudì posizionò un organo a canne nella parte alta del salone.
Ma il vero fulcro di tutta la struttura alla fine risulta essere l'altare che all'inizio concepito come elemento secondario, diviene l'anima dell'edificio.
Tutte le altre numerose stanze ruotano intorno al salone principale e al loro interno presentano elementi notevoli: primi fra tutti i soffitti in legno e eleborati. Senza dimenticare i numerosi mobili progettati dallo stesso Gaudì in uno stile quasi Liberty.
Per finire spostiamoci sul tetto doveGaudì da' libero sfogo alla sua creatività, come accadrà in altre future costruzioni.
La cupola della sala centrale termina con una torretta appuntita che da all'edificio quasi un aspetto sacrale. La stessa è contornata da 18 stravaganti sculture che celanoal loro interno, canne fumarie e di ventilazione, trasformate in elementi decorativi che richiamano per certi versi quelle guglie che appariranno nella Sagrada Familia.

 


Disegni

Sezione

Immagini

 

Collegio Teresiane | Opere | Casa Calvet
Periodo: 1886 - 1889
Luogo: Barcellona, Calle Nou de la Rambla 3-5